Le prime gare svolte con Henry Morrogh hanno messo in risalto il mio potenziale ed ho approfondito con la mia famiglia la possibilità di correre in Inghilterra.

Ho ricevuto la proposta di correre con un Team Inglese, la Olympic Motorsport e quindi di partecipare al British Formula Ford 1800 Zetec Championship.

Un sogno che diventava realtà! Mio padre decise di accettare la proposta e cambiò la mia vita; ricordo come fosse ieri, era Febbraio del 1994, ricevevo messaggi Fax scritti in inglese, con una marea di informazioni circa il programma pre-campionato, i test, le gare, le trasferte, tutto! Sarei dovuto andare in Inghilterra per “fare il sedile” ed effettuare i primi test.

È bello ricordare le mie emozioni: il viaggio, l’idea di andare in un posto nuovo e lontano, per fare ciò che mi piace e al più alto livello di competitività, la voglia di imparare una nuova lingua, conoscere nuove persone, tutto era emozionante.

Atterrato ad Heathrow, c’era lì ad attendermi Chris Creswell, il titolare dell’Olympic Motorsport e con lui anche il mio compagno di squadra Omar Bettin; insieme siamo andati alla sede del Team per fare il sedile.

Pensavo che fare il sedile fosse un’operazione semplice, di pochi minuti, invece ho scoperto che non era così e il tutto diventava più difficile perché non parlavo l’inglese, e i meccanici non parlavano l’italiano!

Fare il sedile per guidare un’auto da corsa, è la più importante delle operazioni preliminari, sembra una banalità, ma è di fondamentale importanza. Il posto guida deve essere perfetto, bisogna ottenere la giusta altezza, la giusta distanza dai pedali e dal volante, e la possibilità di muovere le braccia, essendo il corpo legato da cinture di sicurezza con attacco a 6 punti.

Terminate le operazioni in officina, ci dirigiamo verso Snetterton, località a nord est di Londra per svolgere la prima giornata di test con la nuova macchina. Cielo grigio, freddo e pioggia, ma la voglia di cominciare superava le avversità meteo, e così è cominciata la mia nuova avventura oltremanica.

Il test fu bellissimo, i lunghi rettilinei di Snetterton e l’assenza degli alettoni permettevano alla mia auto di raggiungere velocità incredibili per una piccola monoposto, poi curve veloci, chicane, tutto fantastico, ero felice e sorridente. Terminato il test e tornato in Italia, ho preparato le valigie, fatto scorta di alimenti, caricato il tutto sulla Fiat Tipo e sono partito.

Il Team aveva preparato un programma di Test di preparazione al Campionato da svolgersi a Varano de’ Melegari (PR), Magione (PG) e al Paul Ricard a Le Castellet, a sud della Francia. Terminati i test, avrei proseguito il viaggio per l’Inghilterra.

Decisi di vivere a Brighton, località sulla costa a sud di Londra, ed ho preso in affitto una camera in un appartamento da dividere con un signore inglese; imparare la lingua il prima possibile era importantissimo, e una soluzione di questo tipo mi avrebbe sicuramente aiutato.

Perché ho scelto di trasferirmi in Inghilterra per correre con le Formula Ford?

Semplicemente perché in Inghilterra ci sono i più importanti costruttori di auto da corsa, e soltanto nella mia categoria c’erano ben 5 team ufficiali. Questo eleva il livello della competizione, attira piloti da tutte le parti del mondo e per me sarebbe stata la migliore scuola possibile.

I Team ufficiali erano anche costruttori delle proprie auto, le più conosciute erano la Van Diemen, Swift, Vector, Mygale, Martini, e ognuna di esse utilizzava differenti motoristi per elaborare i motori come Langford & Peck, Mountune, Zack Engine, Solus Racing Engines.

La competizione era serrata, le squadre erano fortissime, i piloti avevano già grande esperienza in auto e questo mi è servito a spingermi sempre e continuamente. Ricordo un giorno, eravamo a Brands Hatch, e giravamo sul Grand Prix Circuit, dopo la sessione dei test del mattino Chris Creswell mi dice di volermi parlare durante la pausa pranzo; non avevo idea di cosa volesse parlarmi, ero però molto curioso.

Eravamo faccia a faccia e mi dice: Jack (lui mi chiamava così perché io gli ricordavo nei modi il Jack Russell!!!), sei molto bravo, guidi molto bene, hai un ottimo controllo dell’auto, ma adesso è arrivato il momento di spingere, di andare oltre! Ero interdetto, non riuscivo a comprendere cosa intendesse. Poi continuò: Per andare ancora più forte devi spingere di più, rimanere più tempo con il gas aperto, portare più velocità in curva e solo così possiamo lavorare sulla macchina per portarla ad un altro livello!

Quel giorno, quelle parole scolpite nella mia mente sono state di fondamentale importanza, hanno rappresentato la molla, il salto verso l’alto, verso un livello superiore, dopo quel giorno io non ero più lo stesso!

Da metà Campionato in poi, la mia confidenza con l’auto e l’esperienza hanno pesantemente inciso sui risultati sia in Inghilterra che in giro per l’Europa, avendo partecipato anche al Campionato Europeo e ad un paio di gare del Campionato Francese.

Il Campionato Europeo mi ha visto fra i protagonisti a Spa Francorchamps in Belgio qualificandomi 8° su 75 vetture e riuscendo a terminare la gara al 6° posto, mentre a Zandvoort in Olanda c’è stata una collisione e non ho potuto terminare la gara. Nel Campionato Francese invece ho partecipato al Grand Prix d’Albi, con partenza in prima fila e giocandomi la vittoria fino agli ultimi giri contro Ayari, Campione Francese, per poi ritirarmi a causa della rottura della frizione. Altra gara memorabile in Francia si è tenuta nei pressi di Parigi, a Montlhery, autodromo storico con curve paraboliche altissime e chicane velocissime. Mai stato su questa pista, qualificato al 7° posto, dopo circa 8 giri ero in testa alla corsa!!! La rottura del sostegno motore ha posto fine ai sogni di gloria.

La stagione 1994 si è conclusa in crescendo, ero un altro pilota, con molta più esperienza e sicurezza nei miei mezzi, e questo ha contribuito pesantemente sulla scelta di ripetere anche per l’anno successivo il Campionato di Formula Ford sempre con la Olympic Motorsport.

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